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Avevo due mesi e qualche manciata di ore di vita quando Giancarlo Siani veniva ammazzato, il 23 settembre 1985. Eppure, dopo 24 anni, il suo ricordo è qualcosa che vive ancora nella mente e nell’opera di un ragazzo che sogna di vivere in un mondo libero da ogni oppressione.
Giancarlo è l’icona, per me che senza particolari meriti mi definisco un “giornalista pubblicista”, di quello che dovrebbe essere questa professione, almeno per quel che riguarda la cronaca e il caro estinto “giornalismo d’inchiesta”.
Viviamo tempi duri, oggi, nel campo dell’informazione. Al monopolio delle televisioni (a cui ormai la gente non presta più neanche troppa attenzione, piagata dai problemi più sentiti come la crisi economica che smagrisce giorno per giorno il piatto a tavola), si affianca il vassallaggio dei giornalisti televisivi e della carta stampata, sempre meno difensori della verità dei fatti e sempre più artefici di una insopportabile e continua manipolazione dell’informazione, al servizio del potere di turno (politico e/o economico).
Viviamo in un mondo in cui l’80% delle persone si informa dei fatti del mondo dalle televisioni. Si capisce che controllare cosa va in onda, come va e quanto spazio occupa è fondamentale per il potere politico/economico che sta dietro a quello mediatico.
Ogni giorno assistiamo a distorsioni e stravolgimenti mediatici della realtà che indignerebbero un qualsiasi cittadino del mondo, ma che non toccano la gran parte del popolo italiano.
Soltanto la rete e qualche giornale conducono, a modo loro, battaglie più o meno ideologizzate. Ma non basta, no. C’è bisogno, e questa è la verità, di una forte risposta popolare al continuo calpestamento della dignità dei cittadini e del loro diritto di essere informati. Per bene!
Sono convinto che se fosse vivo, oggi, Giancarlo Siani sarebbe tra i promotori di una manifestazione come quella del 3 ottobre a Roma, per la libertà d’informazione. Lui che è stato ammazzato per aver ficcato troppo il naso negli affari della camorra, sarebbe stato un perseguitato come lo sono oggi Travaglio, Santoro, Luttazzi, Paolo Rossi, come lo è stato Biagi.
Per questo credo, da giovane democratico, che sia giusto aderire alla manifestazione e a continuare, anche dopo, a sensibilizzare l’opinione pubblica (partendo dalla tavola di casa, dal circoletto, dal bar, dalle sezioni di partito) sulla negazione sistematica di questo diritto, importante quanto il poter mettere il piatto a tavola.
Chi ama la verità non si fa comprare. Combatte fino in fondo per ciò che è giusto. L’ignoranza ci rende schiavi, la libertà parte dal conoscere il mondo che ci sta intorno per potervi girare a piedi nudi senza paura di inciampare.
Giancarlo Siani ha vissuto poco.
Ma ha respirato a pieni polmoni la libertà del non avere paura.
Giancarlo Siani è il mio eroe.
dott. Marco Usai Giornalista Pubblicista Segreteria.Prov. GD Napoli
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